Le imprese dispongono già di dati su energia, acquisti, trasporti, personale e fornitori che possono aiutare a controllare i costi e migliorare le operazioni. Capire quali aziende sono obbligate alla CSRD permette di organizzare queste informazioni anche per le comunicazioni richieste dalla normativa, senza limitarne il valore alla conformità.
Spesso gli stessi documenti vengono richiesti più volte per una relazione, una verifica o un questionario cliente. Strutturare i dati una sola volta consente invece di riutilizzarli per rendicontazione, analisi dei risparmi e decisioni operative.
Nel 2026, individuare il proprio obbligo richiede particolare attenzione. Il calendario originario è stato modificato e le nuove soglie europee devono essere lette insieme alle disposizioni italiane e alle relative esenzioni.
Chi è obbligato alla CSRD nel 2026
La prima distinzione riguarda le imprese già soggette agli obblighi, quelle interessate dai rinvii, le PMI quotate e i gruppi extra-UE. Per ciascuna categoria occorre considerare l’esercizio finanziario, il perimetro individuale o consolidato e le eventuali esenzioni.
Le diverse categorie di imprese
La prima applicazione della CSRD ha riguardato principalmente le grandi imprese di interesse pubblico già soggette alla precedente disciplina NFRD, comprese determinate società quotate, banche e assicurazioni con oltre 500 dipendenti.
Queste aziende hanno pubblicato nel 2025 le prime dichiarazioni relative all’esercizio 2024. Il fatto di aver già pubblicato una dichiarazione, tuttavia, non significa che il perimetro rimanga identico negli anni successivi.
In Italia, il decreto-legge 193/2026, entrato in vigore il 24 ottobre 2026, introduce un’esenzione per gli esercizi finanziari che iniziano tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027. L’articolo 10 esclude dall’applicazione del decreto legislativo 125/2024 le imprese con ricavi netti non superiori a 450 milioni di euro oppure con un numero medio di dipendenti non superiore a 1.000, su base individuale o consolidata ove applicabile. Resta distinta la disciplina delle imprese di Paesi terzi.
È quindi necessario verificare anche la posizione delle aziende della prima ondata, documentando le ragioni dell’eventuale esenzione e monitorando la conversione del decreto.
Il calendario originario prevedeva l’ingresso delle altre grandi imprese dall’esercizio 2025. Il successivo intervento “stop-the-clock”, recepito in Italia nel 2025, ha rinviato questa decorrenza all’esercizio 2027, con pubblicazione delle informazioni nell’anno successivo.
La definizione originaria di grande impresa faceva riferimento al superamento di almeno 2 parametri su 3.
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250 dipendenti medi.
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25 milioni di euro di totale dell’attivo.
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50 milioni di euro di ricavi netti.
Questi valori spiegano il precedente perimetro, ma non devono essere utilizzati da soli per determinare gli obblighi attuali.
La direttiva UE 2026/470 restringe il perimetro generale alle imprese con oltre 1.000 dipendenti medi e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti, con regole corrispondenti per i gruppi. Il recepimento delle modifiche CSRD è previsto entro il 19 marzo 2027.
Per una società italiana, la valutazione deve quindi collegare le nuove disposizioni europee al testo nazionale applicabile e all’esenzione introdotta per gli esercizi 2026 e 2027.
Il calendario iniziale prevedeva l’ingresso delle PMI quotate, escluse le microimprese, dall’esercizio 2026. Lo stop-the-clock ha rinviato questa fase all’esercizio 2028.
La successiva riforma Omnibus modifica però anche il perimetro, eliminando la categoria delle PMI quotate come gruppo autonomamente obbligato secondo il precedente calendario. Non è quindi corretto presentare tutte le PMI quotate come aziende che dovranno necessariamente iniziare a rendicontare nel 2028.
Per queste imprese, la verifica deve distinguere gli obblighi diretti dalle richieste informative di clienti, banche e società del gruppo. Anche fuori dal perimetro obbligatorio, dati ambientali affidabili possono servire per valutazioni dei fornitori, finanziamenti e analisi dei costi.
Le imprese extra-UE possono essere interessate dalla CSRD quando soddisfano le condizioni previste per l’attività svolta nell’Unione e per la presenza di società controllate o succursali.
La precedente soglia di 150 milioni di euro di fatturato nell’UE non rappresenta più, da sola, una descrizione aggiornata del nuovo quadro europeo.
Il Consiglio dell’Unione europea ha confermato l’innalzamento delle soglie a oltre 450 milioni di euro di fatturato netto nell’UE per l’impresa di Paese terzo e a oltre 200 milioni per la controllata o succursale interessata. Occorre verificare anche le ulteriori condizioni previste dal testo normativo.
Questa disciplina deve essere valutata separatamente da quella delle imprese europee. L’esenzione italiana introdotta nell’ottobre 2026 lascia espressamente ferme le disposizioni dedicate alle imprese di Paesi terzi.
Cosa richiede la CSRD
Per le aziende soggette, queste informazioni entrano nella relazione sulla gestione e devono essere preparate secondo gli standard applicabili, con responsabilità e procedure di verifica definite.
La conformità costituisce uno degli utilizzi di questa base informativa. Gli stessi dati possono contribuire alla gestione dei consumi, alla valutazione degli investimenti e al controllo dei rischi operativi.
La precedente NFRD riguardava un insieme più ristretto di imprese e lasciava maggiore flessibilità nelle modalità di comunicazione. La CSRD ha introdotto requisiti più strutturati, standard comuni e un ruolo più definito per l’attestazione delle informazioni.
Le differenze tra CSRD e NFRD aiutano a comprendere questo cambiamento. Il passaggio riguarda anche il modo in cui le aziende documentano dati, metodologie e responsabilità.
La successiva riforma Omnibus ha ridotto il perimetro previsto inizialmente. Per questo, la stima storica di oltre 50.000 imprese coinvolte non dovrebbe essere presentata come una descrizione del perimetro attuale.
Perché organizzare i dati oltre la conformità
Un aumento dei consumi energetici può dipendere da maggiori volumi produttivi, da un impianto meno efficiente o da un cambiamento nei processi. Collegare i dati ambientali a quelli operativi consente di distinguere queste situazioni e valutare gli interventi.
La CSRD rende necessaria una maggiore disciplina informativa per le imprese interessate. Il valore aziendale emerge quando questa disciplina sostiene anche le decisioni finanziarie e industriali.
Preparare le informazioni richieste significa definire il perimetro, individuare i temi rilevanti e mantenere evidenze coerenti con ciò che viene dichiarato.
Il riferimento italiano di partenza è il decreto legislativo 125/2024, da leggere insieme alle modifiche successive. Consultare soltanto il testo originario può portare a utilizzare scadenze o condizioni superate.
Gli European Sustainability Reporting Standards, ESRS, definiscono la struttura delle informazioni da comunicare nell’ambito della CSRD.
Le aziende devono considerare sia gli impatti sulle persone e sull’ambiente sia gli effetti finanziari delle questioni di sostenibilità sull’impresa.
L’analisi di doppia materialità collega queste 2 prospettive e orienta l’individuazione delle informazioni rilevanti. Le decisioni devono essere motivate e documentate, mantenendo un collegamento chiaro tra temi individuati, indicatori e fonti.
La difficoltà spesso precede la redazione della dichiarazione. Fatture energetiche, registri dei rifiuti, dati di trasporto e documentazione dei fornitori possono trovarsi in sistemi diversi, con unità di misura e periodi non omogenei.
Una buona raccolta dati CSRD parte dall’assegnazione delle responsabilità e dalla definizione delle fonti. Ogni contributore deve sapere quale informazione fornire, per quale periodo e con quale documento di supporto.
I dati ambientali vanno inoltre distinti dalle informazioni sul personale, sui diritti umani e sulla governance. Possono essere gestiti in un ambiente comune, ma richiedono definizioni, controlli e competenze differenti.
Le conseguenze dipendono dalla normativa nazionale, dal soggetto coinvolto e dalla natura della violazione. Possono riguardare sanzioni, richieste di correzione e responsabilità degli organi competenti.
Sul piano commerciale, informazioni incomplete possono complicare verifiche dei clienti, valutazioni bancarie o procedure di selezione dei fornitori.
La perdita di contratti, l’esclusione dalle gare o un accesso più difficile al credito non sono però conseguenze automatiche di qualsiasi inadempimento CSRD. Occorre distinguere gli effetti giuridici dalle possibili conseguenze contrattuali e reputazionali.
Dcycle è una piattaforma di dati che aiuta le aziende a raccogliere, strutturare e riutilizzare informazioni ambientali, operative e dei fornitori. Le dichiarazioni CSRD sono uno degli output di questo lavoro, insieme all’analisi dei risparmi, alla valutazione degli acquisti e alle decisioni operative.
Il punto di partenza sono i documenti già prodotti dall’azienda. Una fattura elettrica può essere utilizzata per calcolare le emissioni, confrontare le prestazioni di uno stabilimento e valutare un investimento energetico. Richiederla nuovamente per ogni attività crea lavoro aggiuntivo senza migliorare la qualità dell’informazione.
Dcycle consente di organizzare le informazioni in un ambiente comune, attraverso le modalità di acquisizione e le integrazioni disponibili per il progetto.
Questo aiuta a coordinare i contributi dei diversi reparti e a mantenere il collegamento tra dati, documenti e risultati. Le responsabilità di inserimento, controllo e approvazione devono comunque essere definite dall’azienda.
La rendicontazione CSRD automatizzata diventa più gestibile quando poggia su fonti organizzate e controlli ripetibili. L’automazione può ridurre attività ricorrenti, mentre la valutazione dei contenuti e l’approvazione delle informazioni restano responsabilità delle persone competenti.
La stessa informazione può contribuire a progetti CSRD, Tassonomia UE, impronta di carbonio e sistemi ISO, quando pertinente.
Il riutilizzo richiede però attenzione alle differenze tra metodologie, confini organizzativi e criteri di calcolo. Un dato comune non rende equivalenti gli standard.
Per esempio, i consumi di carburante possono alimentare il calcolo delle emissioni della flotta e aiutare le operazioni a confrontare veicoli e percorsi. I documenti di acquisto possono supportare valutazioni dei fornitori e analisi dei materiali.
Mantenere le fonti collegate ai risultati facilita la revisione interna e la preparazione delle informazioni destinate all’attestazione.
Quando cambia un requisito, il team può valutare quali campi, calcoli o evidenze aggiornare, conservando i documenti già raccolti quando rimangono pertinenti.
Dcycle fornisce l’infrastruttura per organizzare questo processo. La piattaforma non sostituisce il revisore incaricato dell’attestazione né la valutazione legale del perimetro applicabile.
Vantaggi della preparazione anticipata
Informazioni documentate aiutano a rispondere alle richieste di clienti e fornitori con maggiore coerenza.
Quando un cliente chiede i consumi o le emissioni associati a una fornitura, disporre di dati organizzati riduce la necessità di ricostruire ogni risposta. Questo può sostenere la competitività, senza garantire automaticamente l’aggiudicazione di gare o nuovi contratti.
Banche, investitori e assicurazioni possono richiedere informazioni su esposizione ai rischi, consumi, emissioni e programmi di investimento.
Una base informativa affidabile facilita il confronto con questi interlocutori. Le condizioni di finanziamento dipendono comunque da molteplici fattori e non migliorano automaticamente con la disponibilità di una dichiarazione.
Informazioni chiare e verificabili rendono più credibili gli obiettivi dichiarati.
La fiducia cresce quando l’azienda può spiegare da dove provengono i dati, quali limiti presentano e come vengono utilizzati per valutare i progressi. Questo vale anche per le organizzazioni che scelgono comunicazioni volontarie.
Sfide comuni nella raccolta dati
Il primo problema è spesso individuare chi conserva le informazioni, quali periodi coprono e se sono confrontabili tra sedi. Fogli di calcolo ed e-mail diventano difficili da gestire quando mancano regole comuni.
Il processo coinvolge sostenibilità, ufficio legale, operazioni, acquisti, risorse umane, finanza e logistica.
Senza responsabilità definite, più persone possono richiedere gli stessi documenti oppure lasciare scoperti alcuni dati. Un calendario comune e criteri di validazione condivisi aiutano a ridurre queste situazioni.
Come distinguere i diversi framework
Gli obiettivi SBTi riguardano la definizione di obiettivi climatici basati sulla scienza. Possono utilizzare informazioni presenti nell’inventario delle emissioni, ma non sostituiscono gli obblighi CSRD.
Chiarire lo scopo di ciascun riferimento permette di riutilizzare i dati pertinenti senza confondere requisiti e risultati.
Come prepararsi in pratica
Successivamente, individuare i dati già disponibili su energia, carburanti, acqua, materiali, rifiuti e fornitori. Per le altre aree, identificare separatamente le informazioni sul personale e sulla governance.
Il risultato dovrebbe essere un inventario con fonte, responsabile, periodicità e principali lacune.
Ogni reparto deve comprendere il proprio contributo e l’utilità delle informazioni richieste.
Associare la raccolta a esigenze operative concrete facilita il coinvolgimento. Gli acquisti possono utilizzare i dati per valutare i fornitori, la finanza per analizzare i costi e le operazioni per confrontare consumi e prestazioni.
Tradurre gli obblighi in attività concrete permette di assegnare tempi, responsabilità e controlli.
Per ogni indicatore occorre chiarire la definizione, l’unità di misura, il perimetro e il documento di supporto. Una piattaforma di dati è utile quando rende questi collegamenti comprensibili e ripetibili.
L’obiettivo è mantenere una base informativa coerente che possa alimentare rendicontazione, analisi dei risparmi e decisioni operative.
Partire dalle fonti più rilevanti consente di verificare il funzionamento del processo prima di estenderlo.
Un primo ciclo può concentrarsi su alcune sedi e sui principali consumi. Dopo aver risolto problemi di unità di misura, documentazione e responsabilità, l’azienda può ampliare il perimetro.
Controlli periodici aiutano a individuare le anomalie durante l’anno, riducendo il lavoro di ricostruzione vicino alle scadenze.
Capire quali aziende sono obbligate alla CSRD richiede una verifica aggiornata del perimetro europeo, della normativa italiana e dell’esercizio finanziario interessato. Le soglie originarie e le prime scadenze non sono più sufficienti per determinare la posizione di un’impresa nel 2026.
L’eventuale esenzione non elimina però l’utilità dei dati ambientali. Energia, materiali, acqua, rifiuti ed emissioni continuano a incidere sui costi, sulle relazioni con i clienti e sulle scelte operative.
Organizzare queste informazioni una sola volta permette di rispondere agli obblighi applicabili e di utilizzarle per altri obiettivi aziendali. La conformità diventa così uno degli output di un processo che sostiene anche il controllo delle risorse e le decisioni di investimento.
Conclusione
Consiglio: Valida il perimetro tramite l'[hub CSRD](/it/collection/csrd) e confronta le scadenze con [CSRD vs NFRD](/it/blog/csrd-vs-nfrd-differenze-it).
Consiglio: Abbina la validazione del perimetro a un'analisi di [doppia materialità CSRD](/it/blog/csrd-doppia-materialita-guida-it) fin dall'inizio.
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Parla con il teamDomande frequenti (FAQ)
Quando si applica la CSRD e chi è coinvolto per primo?
La CSRD si applica da gennaio 2023. Le prime obbligate erano le aziende NFRD. Altri gruppi entrano nel 2025 e 2026, incluse grandi non quotate e PMI quotate.
Qual è la differenza tra CSRD e NFRD?
La CSRD sostituisce la NFRD, amplia il numero di aziende obbligate e richiede dati verificati, strutturati e molto più dettagliati.
Cosa succede senza report CSRD pubblicato?
Le conseguenze possono includere multe, perdita di accesso al finanziamento, esclusione dalle gare e perdita di contratti.
Cosa sono gli ESRS e come si collegano alla CSRD?
Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) definiscono come rendicontare sotto CSRD: quali indicatori e quale struttura dell’informazione ESG.
Come capire se la mia azienda deve rendicontare?
Se soddisfi almeno due dei tre criteri (250+ dipendenti, 25M+ attivi, 50M+ ricavi), probabilmente sei nel perimetro. Anche aziende extra-UE con 150M+ di fatturato UE e filiali possono esserlo.